I leader dei Balcani ricorrono sempre più spesso all’organo di informazione americano populista di estrema destra Breitbart come canale informale per raggiungere la cerchia politica di Donald Trump, presentando i propri Paesi come partner utili a Washington nella speranza di trasformare la vicinanza politica in accordi concreti.

Dalla Grecia alla Serbia, passando per la Macedonia del Nord, i governi della regione stanno mettendo in evidenza il proprio valore strategico nei settori dell’energia, della difesa, del commercio e degli investimenti, mostrando come la diplomazia nei Balcani si stia adattando all’approccio transazionale di Trump alla politica estera.

L’ultimo esempio è il primo ministro macedone Hristijan Mickoski, che ha utilizzato un’intervista all’emittente per lanciare un messaggio pubblico rivolto a Donald Trump e alla sua cerchia politica e mediatica.

Kyriakos Mitsotakis, Aleksandar Vučić e funzionari di altri governi balcanici hanno seguito un percorso simile, cercando di presentare i propri Paesi come partner preziosi e disponibili per gli Stati Uniti.

L’importanza di Breitbart risiede meno nelle dimensioni del suo pubblico che nella sua posizione all’interno dell’ecosistema conservatore statunitense, dove un’intervista può rapidamente trasformarsi in un messaggio rivolto alla Casa Bianca.

Nell’intervista di quasi un’ora pubblicata il 24 agosto, Mickoski ha dichiarato che il suo governo sostiene Donald Trump e ha presentato la Macedonia del Nord come un pilastro affidabile degli interessi statunitensi nei Balcani.

Ha affermato che Skopje aveva stabilito contatti con esponenti della cerchia di Trump durante la campagna elettorale del 2024, menzionando in particolare le comunicazioni con Richard Grenell e con l’ambasciatrice statunitense in Grecia, Kimberly Guilfoyle.

L’intervista è andata ben oltre una semplice dichiarazione politica di sostegno. Mickoski ha parlato delle importazioni di gas naturale liquefatto statunitense, dei collegamenti energetici con Grecia e Serbia, dello sviluppo delle risorse minerarie critiche, delle infrastrutture militari, della spesa per la difesa, del commercio e dei possibili investimenti statunitensi nei data center.

Ha inoltre affermato che gli aerei militari statunitensi utilizzano gli aeroporti del Paese, presentando la posizione geografica della Macedonia del Nord come una risorsa per le esigenze operative americane.

Il messaggio più sostanziale riguarda la sua ambizione di trasformare il dialogo strategico con Washington in una forma di “diplomazia alla Trump”, con meno burocrazia e più risultati concreti. Mickoski ha così collegato il proprio sostegno pubblico al presidente statunitense a una serie precisa di richieste: investimenti, facilitazione degli scambi commerciali, accordi energetici e una maggiore presenza americana.

L’intervista arriva alla vigilia della visita programmata di Mickoski negli Stati Uniti in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove intende perseguire la firma di un accordo commerciale bilaterale. L’intervento offre quindi un’anticipazione delle proposte che il primo ministro porterà a Washington, segnalando al contempo pubblicamente la disponibilità del suo governo ad allinearsi alle principali priorità statunitensi.

Perché Breitbart?

Breitbart è un organo di informazione conservatore e apertamente filotrumpiano, con legami storici con il movimento politico che ha contribuito a portare l’attuale presidente degli Stati Uniti al potere. Il suo ex presidente esecutivo, Steve Bannon, è stato capo stratega della Casa Bianca durante il primo mandato di Trump, prima di tornare brevemente all’interno della testata e lasciarla definitivamente nel 2018.

Questo rapporto storico non fa di Breitbart un organo ufficiale del governo statunitense. Ma per un leader balcanico il vantaggio è evidente.

Il messaggio viene veicolato all’interno di un ambiente particolarmente ricettivo nei confronti di temi quali la sovranità nazionale, il rafforzamento dei controlli alle frontiere, la sicurezza energetica, l’aumento della spesa per la difesa e il contrasto all’influenza cinese.

Il canale ha già dimostrato la propria efficacia. Dopo l’intervista rilasciata da Kyriakos Mitsotakis a Breitbart ad aprile, uno dei giornalisti della testata ha rivolto a Donald Trump una domanda correlata nello Studio Ovale. Il presidente statunitense ha definito la Grecia “un alleato straordinario” e il primo ministro greco “un ragazzo straordinario”. Le dichiarazioni di Mitsotakis rilasciate a Delfi hanno dunque provocato una risposta pubblica da Washington.

Una dinamica analoga si è verificata dopo l’intervista di Aleksandar Vučić. Il presidente serbo ha affermato che Trump è più popolare nel suo Paese di qualsiasi altro leader statunitense contemporaneo e lo ha invitato a Belgrado, promettendogli una grande accoglienza popolare.

Trump ha successivamente condiviso l’articolo su Truth Social. Per Vučić, la ricondivisione da parte del presidente ha avuto un valore politico superiore alla visibilità iniziale ottenuta dall’intervista.

Un canale comune, obiettivi diversi

I leader che si rivolgono a Breitbart non costituiscono un fronte conservatore unitario. Mitsotakis appartiene al centrodestra tradizionale europeo, Mickoski rappresenta un orientamento maggiormente nazional-conservatore, mentre Vučić porta avanti una politica estera multivettoriale tra Unione europea, Stati Uniti, Russia e Cina. Utilizzano tuttavia la stessa testata per presentare priorità nazionali differenti attraverso un linguaggio familiare all’amministrazione Trump.

Per la Grecia, l’obiettivo è rafforzare la propria immagine di hub energetico, di alleato affidabile della NATO e di porta d’ingresso del GNL statunitense verso l’Europa centrale e orientale. Anche il ministro greco per la Migrazione, Thanos Plevris, ha utilizzato la stessa piattaforma di Breitbart per sostenere che il ritorno di Trump abbia accelerato lo spostamento dell’Europa verso una politica migratoria più rigorosa.

Atene sta quindi collegando le proprie politiche energetiche, di sicurezza e migratorie ad alcuni dei temi che occupano i primi posti nell’agenda dell’amministrazione statunitense.

La Serbia cerca invece un riavvicinamento a Washington, un aumento degli investimenti americani e un possibile rilancio dell’Accordo di Washington sul Kosovo. Vučić sfrutta la popolarità di Trump presso l’opinione pubblica serba per proporre un nuovo inizio nelle relazioni bilaterali, senza però rinunciare ai rapporti di Belgrado con Pechino e Mosca.

Per la Macedonia del Nord, la posta in gioco è ancora più immediata. Il percorso verso l’adesione all’Unione europea rimane bloccato dal rifiuto dell’attuale governo del Paese di dare seguito all’impegno assunto a livello europeo di modificare la Costituzione per includervi la minoranza bulgara.

Mickoski cerca quindi una fonte aggiuntiva di sostegno politico ed economico senza rinunciare all’obiettivo europeo. Gli Stati Uniti non possono eliminare le condizioni previste dal processo di adesione, ma possono offrire investimenti, cooperazione nel settore della difesa e un maggiore peso internazionale.

Per i governi balcanici, apparire su Breitbart offre l’accesso a un canale mediatico politicamente influente, oltre a produrre vantaggi sul piano della politica interna. Consente ai leader di coltivare l’immagine di un rapporto diretto con Washington e di presentarsi come interlocutori di un presidente degli Stati Uniti che attribuisce grande importanza ai rapporti personali e agli accordi diretti.

Newsmax in Bulgaria?

Una dinamica simile si sta sviluppando in Bulgaria attorno a Newsmax, gruppo mediatico statunitense di destra. Il CEO della società, Chris Ruddy, ha incontrato a Sofia il primo ministro Rumen Radev, mentre è stato inoltre riferito che la società mediatica sarebbe in pole position per acquisire Nova Broadcasting Group, il più grande gruppo televisivo bulgaro.

La combinazione tra contatti politici di alto livello e un possibile radicamento all’interno di una delle organizzazioni mediatiche più influenti del Paese garantirebbe a Newsmax una presenza significativamente più diretta in Bulgaria, offrendo al contempo un ulteriore canale attraverso cui l’ecosistema mediatico statunitense vicino a Trump potrebbe estendere la propria influenza nei Balcani.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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